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Freelance under 30 con il chiodo fisso del mangiare e bere bene. Estremamente curiosa, cresce una nuova generazione di enotecnici fiorentini trasmettendo il suo entusiasmo con la penna e tra i banchi di scuola.
La storia dell'Amaro St. Hubertus parte da molto più lontano di quanto potremmo immaginare. Dobbiamo andare indietro di oltre 300 milioni di anni, in Alta Val Maira, dove ora c’è il bellissimo Altopiano della Gardetta. Qui in un’era precedente persino alla comparsa dei dinosauri, si trovava il fondale dell’Oceano del Tetide, che separava la placca europea da quella africana. Della storia geologica di questo territorio straordinario oggi rimangono i fossili, che si possono ancora ritrovare tra i sassi di questi monti e rimangono anche alcuni esempi di una flora unica, come il lichene scandinavo. A riprova delle sue antichissime origini, anche se potrebbe sembrare incredibile pensarlo, questo organismo si trova solo in due posti: il circolo polare artico e le Alpi Occidentali, appunto.
Ecco, il lichene scandinavo: chiunque ne conosca il profumo potrà ritrovarlo immediatamente nell’Amaro St. Hubertus, di cui è uno degli ingredienti caratterizzanti. Ed ecco, anche, perché si dice che questo amaro sia davvero una dichiarazione d’amore per la montagna.
Carattere, potenza ed eleganza sono le parole chiave di St. Hubertus, l’amaro che viene prodotto dalla distilleria Bordiga, attiva dal 1888 alle porte di Cuneo, lungo la strada che sale fino alla Val Maira. “Un Amaro Riserva che nasce da un’antica ricetta data in regalo da un amico cacciatore Alpino al Cavalier Pietro Bordiga - raccontano Claudio Arneodo e Riccardo Molinero, due dei titolari della distilleria dal 2009 – Non a caso, il simbolo dell'amaro, anche nel suo nuovo packaging, è un camoscio, animale alpino per eccellenza, che vive sopra i 2500 metri d'altitudine nutrendosi

Il nuovo pack di St. Hubertus
La nuova bottiglia dell’Amaro St. Hubertus nasce dalla voglia di valorizzare un prodotto importante senza perdere di vista la sostenibilità che permea tutti i prodotti di Bordiga. La bottiglia, infatti, è fatta con vetro 100% riciclato e certificato che arriva solo dalle campane del vetro, quello che tutti noi contribuiamo a salvare con il nostro impegno quotidiano. Ne è testimonianza il colore azzurro non sempre uniforme della bottiglia dato dalle bottiglie di colore più chiaro e più scuro fuse insieme. Anche la leggera differenza che si può percepire fra una bottiglia e l’altra sono testimonianze del vetro riciclato.
L’etichetta, invece, nasce in continuità con quella precedente, con il camoscio nel suo ambiente naturale su carta ruvida che da matericità e presenza al prodotto con la scritta St Hubertus in lamina ramata che impreziosisce il prodotto. Un design, da oggi ancora più elegante e al passo coi tempi per valorizzare ulteriormente un amaro premium e naturalmente senza limiti.

La montagna in un Amaro
Fin dai tempi del Cavalier Pietro Bordiga, l’attenzione alla qualità delle materie prime è stata un punto fermo sul quale la distilleria ha costruito man mano i suoi successi, continuando negli anni la stessa filosofia fino a oggi.
Tra le sue botaniche ci sono componenti balsamiche come la menta piperita, i licheni e l’achillea. “Le componenti amare, invece, sono dettate da due tipi di genziane spontanee montane. La prima è la lutea, che viene raccolta in autunno e di cui si utilizza la radice. La seconda è la gentiana acaulis, ovvero la classica genzianella dai fiorellini blu, che si raccoglie in primavera e di cui si utilizzano proprio i fiori”, raccontano Arneodo e Molinero. Le altre botaniche presenti nell’amaro sono rigorosamente segrete, “Però possiamo dirvi perché le erbe di montagna sono notoriamente più profumate. È questione di genetica e sopravvivenza, l'unico modo per attrarre gli insetti necessari per la loro riproduzione”.
Tutte le botaniche sono raccolte a mano dai montanari, e insieme all’acqua alpina sono le basi da cui i maestri distillatori di Bordiga partono per produrre il St. Hubertus – oltre a tutti gli altri prodotti che hanno reso celebre la distilleria: amari, vermouth e gin. Le fasi successive di produzione comprendono l’infusione delle botaniche in alcol e infine la distillazione.
Il risultato di questo processo accurato è un amaro dal sorso intenso e insieme elegante: un insieme armonico in cui la potenza alcolica dei suoi 38 gradi non sovrasta in alcun modo il perfetto equilibrio tra la parte balsamica e le componenti amare, che si fondono in un finale di grande persistenza.
La città di Osimo, nelle Marche, si è trasformata nel centro nevralgico dell'arte urbana italiana con l'inaugurazione di "PopUp! Attitude", una mostra innovativa che mette in luce il talento e la creatività dei principali protagonisti della scena nazionale e internazionale. Nell'attuale contesto culturale, dove l'arte si manifesta anche al di fuori dei confini dei musei e delle gallerie, l'Urban Art sta giocando un ruolo fondamentale nel plasmare l'identità delle città di tutto il mondo.

L'attitudine, concetto chiave dell'esposizione, rappresenta l'approccio con cui gli artisti esprimono la loro arte, un'espressione diretta e autentica che affonda le radici nella quotidianità e nell'esperienza di quartiere. Le opere esposte riflettono l'evoluzione dell'arte urbana, che ha abbandonato le sue origini di "Writing" (cioè la scrittura stilizzata e calligrafica) per aprirsi a nuove forme espressive, sia figurative che astratte.
Il Palazzo Gallo, uno splendido edificio del Settecento, offre una cornice magnifica a questa esibizione che racchiude oltre 70 opere di artisti di fama mondiale. Curata con passione e competenza da Monica Caputo e Gian Guido Grassi, la mostra si distingue per la varietà e la profondità dei temi trattati. Il percorso espositivo è diviso in quattro focus monografici e una sezione storica che racconta l'evoluzione dell'arte urbana attraverso gli anni.

Nella prima sala, i visitatori possono ammirare le creazioni del Gruppo OK, una delle crew italiane più rivoluzionarie e audaci, che hanno saputo sperimentare nuove forme artistiche negli anni '90. La seconda sezione, intitolata "storica", raccoglie le opere di artisti che hanno contribuito a definire diverse correnti artistiche, dalla Street Art al neo muralismo, fino al Lettering e al Post Graffiti.
Ma l'arte urbana non si limita alla pittura murale: sculture e installazioni, realizzate da artisti come Etnik, Muz e Peeta, dimostrano come questa forma d'arte possa estendersi ben oltre i confini bidimensionali. E proprio la sinergia con lo spazio urbano è uno degli aspetti più affascinanti dell'Urban Art: i lavori di Zamoc, Allegra Corbo, Moneyless e Twoone, che hanno interagito con le strade di Osimo per creare opere d'arte uniche, testimoniano come l'arte possa fondersi con la quotidianità delle persone.

La parte finale della mostra è dedicata alle personalità di spicco dell'arte urbana italiana: StenLex, celebri per aver introdotto la tecnica "Stencil Poster", Eron, maestro della "Spray Art", e Ericailcane, creatore di visionarie figure antropomorfe che sembrano uscite da un mondo fantastico.
Ma "PopUp! Attitude" non si limita alle sale del Palazzo Gallo: l'arte urbana invade Osimo in ogni angolo della città, con opere create appositamente per questo evento. Dai murales che decorano le facciate di edifici industriali, alle installazioni pubbliche come "Donna forma" di Giorgio Bartocci, che celebra la figura femminile, Osimo diventa una vera e propria galleria a cielo aperto.

L'evento è promosso dall'Associazione MAC Manifestazioni Artistiche Contemporanee di Osimo, in collaborazione con il Comune e l'IIS Laeng-Meucci di Osimo e Castelfidardo, grazie al contributo della Regione Marche e il sostegno di Asso e Osimo Servizi. La mostra si arricchisce ulteriormente grazie alla generosità della famiglia proprietaria di Palazzo Gallo, che ha concesso i suoi spazi per ospitare questa straordinaria esibizione.
"PopUp! Attitude" è un'esposizione che dimostra come l'Urban Art sia in grado di riscrivere le nostre città, donando loro un nuovo volto e una nuova anima, e come gli artisti possano essere autentici catalizzatori di cambiamento e innovazione.
Ph: Angelica Muzzi
Se siete alla ricerca di una fuga romantica o tra amici che abbia come punto fermo il buon cibo, il mare e un’anima urban, il tratto di costa tra Cecina e Castiglioncello potrebbe fare al caso vostro; le due località hanno infatti un appeal tutto loro: frizzante la prima, bohemien la seconda.

A Cecina si va per le sue distese di sabbia dorata, la colorata vita notturna e… la pizza. Castiglioncello, invece, mantiene ancora oggi intatto il ricordo degli anni ’60, quando fu il punto di rifermento della dolce vita italiana. La sua atmosfera magnetica che ha affascinato personalità come Mastroianni, Gassman e Sordi, da sempre ricordata per la sua vivace scena artistica, oggi sta tornando in auge. Se volete godervi sabbie più nobili, è Forte dei Marmi la meta giusta: vip, lusso sfrenato ma anche ristoranti accessibili in cornici da sogno. Adesso vi raccontiamo dove.
Croccante, napoletana, padellino al vapore, stirata romana o pizza fritta al forno? A Cecina c’è una pizzeria dove tutti e cinque gli stili di pizza vengono conditi con i migliori ingredienti in circolazione. Siamo da Disapore+ Caffè & Pizzeria Contemporanea, tempio del maestro lievitista Nicola Ascani. Il locale, situato all’interno del fresco Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club, ha inaugurato da circa un anno la nuova gestione. Da Disapore+ è si può scegliere tra menu alla carta o menu degustazione, per assaggiare sei diversi spicchi di pizza.

Impasto Aria è un lievitato a due cotture, realizzato con farine biologiche di tipo 1 a fermentazione mista. Leggero e croccante, ha come topping Provola dei Monte Lattari, pulled pork home made, confettura di albicocche, nocciole tostate e olio EVO, oppure Ricotta di bufala destrutturata, prosciutto grigio casentino (selezione Fracassi), confettura di fichi piccante e olio Evo (Il Cavallino). Da assaggiare invece tra le pizze Aria Fritta la Domenica al sud, con ragù alla genovese, fonduta di pecorino toscano di fossa DOP e crema di basilico fresco. Ci sono poi le focacce ripiene, o stirate, nate dalla tradizione romana della pizza in pala, con impasto multicereale, super croccanti fuori e morbide dentro. Tra queste, quella con Stracciatella di Andria, mortadella Favola e pesto di pistacchio di Bronte.

La Vaporosa, invece, dalla tradizione piemontese rivisitate, è fatta con un impasto cotto al vapore e poi asciugato in forno: il risultato è una pizza friabile, morbida e scioglievole. La Vaporosa Fresh è con Stracciatella di Andria allo zafferano, salmone selvaggio e ravanelli in agrodolce. L’esperienza da Disapore+ si chiude con le Napoletane Contemporanee. Da provare, tra queste, le pizze classiche o quelle gourmet come quella con Pomodoro San Marzano DOP, valeriana condita, tartare di chianina battuta a coltello (selezione Fracassi), salsa olandese, polvere di olive nere home made e olio Evo (Il Cavallino).
Castiglioncello torna a vibrare e le good vibes arrivano dal giardino dell’Hotel Atlantico, fresco di una nuova apertura. La struttura, a pochi passi dal mare e immersa nel verde nel centro di Castiglioncello, è stata recentemente rinnovata sia nell’estetica che nella proposta, dopo l’acquisizione da parte della società Octopus Hospitality Partners.

L’Hotel Atlantico si propone di diventare la nuova casa dell’arte contemporanea a Castiglioncello: un hub di aggregazione, uno spazio aperto dove si organizzano residenze artistiche e aperitivi musicali, dove far colazione nella hall o bere un Martini al bar circondati da singolari e bellissime opere d’arte. La proposta artistica e l’estetica (dagli arredi scenografici interamente di recupero al set in bagno di Toilet Paper) è curata dalla creative director Sarah De Scisciolo. Segnatevi il nome dell’Hotel, perché ne sentirete parlare.

Se volete mangiare pesce fresco in riva al mare, non potete perdervi La Baracchina di Castiglioncello. Si trova a Punta Righini, nella posizione più suggestiva della zona. Da piccolo ristoro per le famiglie del jet set italiano negli anni ’60 a punto di riferimento per la cucina di pesce di Castiglioncello, La Baracchina si è evoluto negli anni sia nello stile culinario che nelle vesti, senza perdere ciò che lo ha sempre contraddistinto: ospitalità è qualità.

Il menu è digitale perché cambia ogni giorno, a seconda della disponibilità del mare. Tra i piatti in carta il Carpaccio di gambero rosso con menta, pistacchio e agrumi, le Acciughe fritte senza lische e salsa tartara, i Tortelli di baccalà mantecato con crema di carote e porri, gli Spaghettini al riccio di mare. Ma anche le Capesante e scaloppa di foie gras, Caciucco alla livornese, il Bollito di crostacei locali di stagione con aragosta, scambi e gamberi locali e, ovviamente, il Pescato del giorno. Una cucina che ha a cuore la qualità degli ingredienti le radici del territorio, e che si diverte a giocare con colori, sapori e tocchi contemporanei per stupire i palati e creare piatti sempre nuovi. Accanto alla proposta alla carta, da Baracchina offre anche due menu degustazione, il Ponente (65 euro) e il Libeccio (70 euro). La carta dei vini è ben curata, con proposte locali e non. E per godersi il pomeriggio “in panciolle”, La Baracchina offre un solarium esclusivo sul tetto per godersi il relax estivo accarezzati dalla brezza marina, con il blu negli occhi.

Varcando la soglia dell’Hotel 4 stelle St. Mauritius, prima ancora delle papille gustative, a godere sono gli occhi. Un giardino “segreto” lussureggiante, immerso nella tranquillità della zona residenziale di Forte dei Marmi, a 50 metri da La Capannina, con l’azzurro della piscina che si mescola alla brezza del mare. Da questa stagione il ristorante all’interno della struttura, Sciabola, apre finalmente al pubblico esterno. Gli spazi ed il design sono completamente rinnovati, con dettagli preziosi che contribuiscono a creare un’atmosfera elegante e accogliente, dalla Champagneria fino ai tavoli “privè”. Quello che non è cambiato è lo chef al timone della cucina, Daniele Gherardi. Entrando nel ristorante e sedendosi al bancone lo si vede all’opera nell’ampia e lussuosa cucina a vista, quasi come fossimo in un vero e proprio chef table.
La cucina del Ristorante Sciabola ha salde radici toscane, che vanno oltre al concetto di gourmet e di fine dining. Lo chef propone piatti autentici e “di sostanza”. Come i classici della tradizione locale: le Linguine trafilate al bronzo alle arselle sgusciate o i Tordelli della tradizione versiliese, fatti a mano dallo chef, ripieni di carne e timo e conditi con ragù di manzo. Non mancano poi nel menu sperimentazioni più contemporanee come il Risotto con zafferano, scampi e foglia d'oro (che suona come un omaggio al maestro Gualtiero Marchesi) o il Polpo croccante accompagnato da patate, olive e pomodorini, trattato con gli ultrasuoni a riprova di come tradizione e contemporaneità possano andare a braccetto. Seguendo lo stile degli anni della “dolce vita” versiliese, poi, in sala tornano in auge il carrello del pescato e quello dei dessert, mentre a fine pasto arriva il momento della specialty coffee experience. Plauso particolare va al Mosaico di pesce crudo, con ostrica Tsarskaya, scampo, gambero rosso, gambero tigrato, selezione di tartare, pesci marinati e sashimi. Freschissimo, vale da solo un viaggio al mare.
Immersa in 140 ettari tra vigneto, oliveta e bosco nel Valdarno Superiore, Tenuta San Jacopo festeggia quest’anno un traguardo importante. Il suo vino "Orma del Diavolo" compie vent’anni. La celebrazione rappresenta un momento di riflessione sull'evoluzione degli stili di produzione nel corso degli anni e di come sia possibile mantenere una forte identità legata al territorio, pur abbracciando nuove tendenze e tecniche. L'annata 2014 di “Orme del Diavolo” segna infatti un punto di svolta nello stile del vino e nella produzione complessiva della Tenuta San Jacopo, grazie al cambio di direzione aziendale e all'arrivo di nuovi tecnici. Si è passati da vendemmie tardive e macerazioni più lunghe del periodo precedente a uno stile che mira a trovare un equilibrio tecnologico che favorisca la bevibilità e la freschezza del frutto.

Negli anni '80, Tenuta San Jacopo decise di investire in nuove varietà francesi per soddisfare la sempre crescente domanda di uva di alta qualità per la produzione dei Super Tuscan chiantigiani. Nasce così il vino "Orma del Diavolo", taglio bordolese composto principalmente da Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon e oggi consolidato come uno dei vini di punta della tenuta.
"Orma del Diavolo" prende il nome dal toponimo della vigna da cui proviene, una roccia antica che presenta una forma che, in passato, i coloni locali identificarono come l'orma di un diavolo. Tuttavia, questa figura era semplicemente il confine dei terreni appartenenti al Barone Ricasoli, una figura temuta dagli abitanti per la sua fama e il potere che esercitava nella zona del Chianti e parte del Valdarno Superiore.

In degustazione per festeggiare i 20 anni di “Orme del Diavolo” l’annata 2009, 2013, 2014, 2015, 2016 e 2019. Le tre cose che saltano subito al naso ed al palato sono la corrispondenza tra annata e vino, il cambio di stile negli ultimi due vini e la piacevolissima complessità e integrità dell’annata 2009, piena e strutturata con tannini morbidi che si fondono armoniosamente con una buona acidità. La 2013 ha un bouquet aromatico intrigante, con un palato ben equilibrato ed un finale di tabacco e spezie dolci di buona persistenza. “Orme del Diavolo” 2014 ha invece tannini più snelli e una fresca acidità, con un finale sulla radice di liquirizia ed erbe aromatiche. L’annata 2015 si apre su un ventaglio aromatico di mirtilli e ribes, uniti a toni speziati e balsamici. In bocca è avvolgente, con tannini decisi ma ben levigati.
“Orme del Diavolo” 2016 si caratterizza invece per un'eleganza e una freschezza notevoli. Al naso emergono sentori di visciole, fragoline di bosco e un leggero accenno di tabacco ed erbe aromatiche. Al palato è armonico e ben equilibrato, con tannini setosi e una piacevole acidità. L’annata 2019 di “Orme del Diavolo”, infine, si apre su aromi di frutti rossi con accenni floreali. In bocca è vivace, con tannini ben scolpiti e una piacevole freschezza. Il finale invita a un altro sorso e lascia la curiosità di riassaggiarlo tra qualche anno di affinamento in bottiglia.

Le vigne di Tenuta San Jacopo si estendono per circa 40 ettari su terreni di medio impasto con prevalenza di sabbia e limo che derivano dalle rocce arenarie del macigno del Chianti. Tra le varietà coltivate sono presenti Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Pinot nero, Chardonnay, Trebbiano e Malvasia di Montegonzi. La conversione al biologico è avvenuta nel 2003, lo stesso anno in cui è subentrata in azienda la nuova proprietà.
La cantina di vinificazione e la barricaia sono state ridisegnate e ampliate completamente nel 2019 su progetto di Costantino per poter raggiungere una capacità di vinificazione di 100.000 bottiglie. I vasi vinari di fermentazione sono in acciaio o in anfore di terracotta mentre l'affinamento avviene in barrique e tonneaux di rovere francese o in botti da 20 HL. Grazie a un impianto fotovoltaico da 50 kw, Tenuta San Jacopo produce internamente la totalità di energia necessaria al nostro fabbisogno.
È partito da Firenze lo speciale “Giro d’Italia” organizzato da Acetaia Giusti, la più antica acetaia al mondo. Il tour, che fa tappa anche a Roma e Milano, vuole dimostrare la versatilità dell’Aceto Balsamico di Modena e la sua capacità di abbinarsi alle numerose ricette della tradizione italiana, da nord a sud.

Alcune delle più note e storiche osterie d’Italia hanno dunque aperto le porte per far scoprire le migliori espressioni delle diverse collezioni degli aceti balsamici Giusti in abbinamento ai piatti forti delle loro cucine. Siamo stati nella Trattoria Da Burde, per una giornata all’insegna della sperimentazione. A tavola diverse espressione di Aceto Balsamico di Modena per mescolare sapori, odori e consistenze in un gioco gastronomico che tutti, almeno una volta, dovremmo provare.
È doverosa una puntualizzazione. Se esistono più tipologie di Aceto Balsamico, ognuna di esse si sposerà meglio con un determinato piatto, rispettandone i bilanciamenti o giocando con i contrasti. Le parole chiave del “Giro D’Italia” che ha organizzato Acetaia Giusti sono infatti proprio versatilità e sperimentazione.
Ecco i piatti di Paolo Gori che abbiamo assaggiato conditi con l’Aceto Balsamico di Modena:
- Insalata di finocchiona tiepida
- Insalata di trippa
- Panzanella
- Minestra di Farro
- Pappa al pomodoro
- Lingua e lampredotto bollito
- Stracotto
- Peposo

Non c’è una regola di abbinamento, anche se alcuni piatti chiamano proprio l’Aceto Balsamico IGP di Modena 2 Medaglie d’Oro, più agro-dolce e versatile, mentre altri si sposano meglio con l’Aceto Balsamico IGP di Modena 3 Medaglie d’Oro, di una dolcezza più marcata e aromi di prugne, frutta rossa, miele e vaniglia. L’Aceto Balsamico IGP di Modena 5 Medaglie d’Oro, con il suo grande corpo e spessore e le note di prugne, ciliegie nere ed una dolce speziatura si abbina benissimo ad esempio allo stracotto. Il nostro consiglio? Avere sempre in dispensa diversi tipi di Aceto Balsamico di Modena.
La prima tappa del “Giro d’Italia” di Acetaia Giusti ha parlato toscano e… si è conclusa con il Vermouth. Il Vermouth Giusti è prodotto artigianalmente con una selezione di vini bianchi e rossi italiani tra cui il Lambrusco, aromatizzato con 19 botaniche tra spezie, radici amare ed erbe officinali e addolcito con la Saba, il mosto d’uva cotto. Viene poi lasciato maturare lentamente in botti di Aceto Balsamico di Modena IGP. Un prodotto unico nel suo genere, ottimo liscio e interessante da immaginare in miscelazione.

“Siamo estremamente orgogliosi di essere riusciti a dare vita a questo piccolo “Giro d’Italia” dove il protagonista è il nostro Aceto Balsamico presentato nelle sue molteplici sfaccettature e diversità e in abbinamento ai piatti delle diverse tradizioni regionali – commenta Claudio Stefani Giusti, AD di Acetaia Giusti – “l’Aceto Balsamico di Modena è sicuramente un prodotto legato al suo territorio di origine e ci teniamo molto affinché la promozione dei nostri prodotti coincida con una valorizzazione della terra da cui nascono. Allo stesso tempo, però, crediamo anche che sia fondamentale raccontare l’incredibile versatilità di questo prodotto, “portarlo in giro” per l’Italia per mostrare la sua capacità di abbinarsi ed esaltare i tanti piatti della tradizione culinaria del nostro Paese. Per farlo non poteva esserci occasione migliore di un vero e proprio tour nelle principali città italiane”.
Cinque appuntamenti culinari per esplorare nuovi orizzonti gastronomici immersi in un’atmosfera marina rilassata ed esclusiva. “Sotto un cielo di stelle” è la kermesse gastronomica firmata Grand Hotel Alassio Beach & SPA Resort (organizzata in collaborazione con Fine Dining Lovers e S.Pellegrino) che ogni anno coinvolge alcuni dei migliori chef italiani nella creazione di inediti menù a quattro mani. Giovani talenti e chef affermati che durante queste serate speciali duettano con Roberto Balgisi, Executive Chef del Grand Hotel.
L'evento di apertura, che avrà luogo stasera, vedrà la partecipazione di un ospite d'eccezione: Michele Antonelli, vincitore italiano S.Pellegrino Young Chef Academy 2022-23. Domenica 9 luglio sarà la volta del talentuoso Giuseppe Daniele del Ristorante The Manzoni di Milano, che si unirà per una sera alla brigata del Gazebo Restaurant del Grand Hotel Alassio. Sabato 26 agosto, sarà protagonista Marco Apicella, vincitore italiano Acqua Panna Award for Connection in Gastronomy 2022-23.

A settembre, "Sotto un cielo di stelle" duplica: sabato 16 settembre sarà la volta di Matteo Monfrinotti del Ristorante La Darbia sul Lago D'Orta (NO), mentre sabato 30 settembre la rassegna si concluderà con una serata memorabile, grazie alla presenza di Andrea Mantovanelli, Coach della Nazionale Italiana per il Mondial Du Pain 2023.
Gli appuntamenti estivi organizzati dal Grand Hotel Alassio non si limiteranno solo all’alta cucina. Grande protagonista dell’estate alassina sarà la pizza, magistralmente visionata dallo Chef pluripremiato Stefano Miozzo.
Durante la rassegna “I maestri della pizza”, le migliori pizze d’Italia incontreranno la tradizione napoletana della pizzeria 18.97 Bistrot Contemporaneo e Pizzeria Napoletana del Grand Hotel, il tutto accompagnato dalle migliori bollicine e da cocktail esclusivi. Per gli amanti della birra artigianale di qualità, durante gli eventi Theresianer omaggerà i partecipanti con i suoi prodotti, per momenti all’insegna della freschezza, del gusto e della condivisione.

Venerdì 7 luglio aprirà la kermesse Stefano Miozzo, Campione Mondiale di Pizza in Pala e Classica; giovedì 13 luglio sarà la volta di Daniele Campana, vincitore del premio per la Migliore pizza dell'anno 2023 nella categoria Pizza in Teglia, premiato con Tre Rotelle Gambero Rosso; venerdì 21 luglio sarà il turno di Fabrizio Giovannini, della celebre Pizzeria Il Pachino di Viareggio, premiata con Due Spicchi Gambero Rosso; venerdì 4 agosto ci saranno Mehedi Hasan e Danny Del Monaco, con speciali Cocktail by Santoni Gabriello; infine, sabato 2 settembre, sarà la volta di Marco Manzi della famosa Pizzeria Giotto di Firenze (Tre Spicchi Gambero Rosso), il quale offrirà una performance culinaria memorabile.
Dulcis in fundo, durante “Sotto un cielo di stelle” e “I maestri della pizza” il pluripremiato gelatiere lombardo Massimiliano Scotti farà assaporare agli ospiti i suoi gelati in chiave gourmet. E dato che anche l’occhio vuole la sua parte, le rassegne gastronomiche estive saranno il trampolino ideale per performance artistiche e vernissage esclusivi, in collaborazione con le gallerie d’arte Nuar Gallery, Daniele Comelli e Colossi Arte Contemporanea.

Con l'arrivo della bella stagione, il Golden View di Firenze si apre a una nuova e importante novità. Dopo cinque anni come Executive Chef, Paolo Secci lascia il timone del ristorante “con la vista più bella di Firenze” al suo secondo, Andrea Candito.

Classe ’91 e con molti anni di esperienza alle spalle in ristoranti stellati – come l’hotel Il Pellicano a Porto Ercole e da Arnolfo a Colle Val d’Elsa – Andrea candito prende la guida della cucina del Golden View, proponendo una cucina che riflette il suo percorso personale tra due diverse tradizioni culinarie: quella italiana, nella quale si è formato, e quella campana, dove è nato e a cui si è appassionato fin da giovane.

Lo Chef ha deciso di inaugurare la sua “nuova” avventura al Golden View con un menu degustazione che abbraccia il mare, la terra e le opzioni vegetariane, sintetizzando così la filosofia del ristorante: ricerca e sperimentazione senza mai dimenticare le radici. La grande padronanza e conoscenza delle materie prime trova slancio nell’immaginazione, nell’abilità di composizione e massima cura del dettaglio, una chimica vincente che rende il piatto un viaggio sensoriale capace di stregare anche i palati meno allenati.

Nel nuovo menu di mare del Golden View le influenze provenienti da differenti parti del mondo si fondono in un racconto unitario, composto da esperienze di diverso tenore e sapore.
Il percorso di degustazione si apre con un Sashimi di ricciola. La delicatezza del pesce si sposa armoniosamente con il cremoso alla mentuccia, mentre le rape in agrodolce aggiungono una nota decisa e colorata. Il caviale e il shiso, profumatissimi, completano il piatto.

Il viaggio continua con il Baccalà del Morro, pescato ad amo nelle acque islandesi. Viene presentato in una leggera tempura, che mantiene la sua morbidezza all’interno, mentre i piselli conferiscono una piacevole nota dolce e fresca. L'aggiunta del tartufo estivo e del finocchietto selvatico apportano un tocco intrigante, facendo emergere la mano dello chef.

La proposta successiva è un cremosissimo spaghetto alla chitarra con gamberi di Sicilia. Il burro di Normandia si fonde con la delicatezza dei gamberi e il fresco profumo del basilico, mentre il caviale conferisce un'esplosione di gusto.

Come piatto principale il rombo cotto accompagnato da scalogno, puntarelle, spuma di patate, erba cipollina e quinoa, che donano croccantezza all'insieme. Il dessert è à la carte, per personalizzare l'esperienza culinaria in base ai propri gusti.

L'identità gastronomica del Golden View viene ulteriormente rafforzata dal menu à la carte. Ostriche, conchiglie, cicale di mare, ricciole sono esaltati attraverso crudi, cucine a basse temperature o grigliate, che mantengono le proprietà degli alimenti e si presentano nella loro originale essenza. La Picanha di Kobe lascia il posto al deciso sapore umami del controfiletto di Wagyu con contorno di agretti, soia al Ginger e quinoa soffiata, perfetto contraltare alla delicatezza delle capesante scottate e accompagnate da asparagi bianchi e verdi, porro e mentuccia.
La pasta rimane protagonista con il fusillo del Pastificio Mancini - azienda marchigiana tra le più note, allineata sul piano etico e ambientale - con sgombro, carciofi, bottarga e finocchietto selvatico. Non mancano il risotto con i moscardini alla “Luciana”, i sapori della terra con i tortelli di patate con una salsa di caprino, anatra e alloro, oltre alle tagliatelle al ragù bianco, carboncello, aglio nero e timo.

I secondi del Golden View puntano su stagionalità e filiera corta: dal pescato del giorno “in tutte le salse”, all’insalata tiepida di King crab, alias il granchio reale, ogni pietanza è abbinata alle verdure dell’orto, aromatizzate e generose di profumi. Non sarebbe Firenze senza “la fiorentina”, entra dunque di diritto la bistecca di Scottona Maremmana alla griglia, di cui si può apprezzare anche la versione “cuore” alle erbe. Varietà di tagli e di sapori, come suggerisce la proposta del petto d’anatra, miele, cipollato e patate novelle.

Andrea Candito ha solo otto anni quando inizia a prendere confidenza con i fornelli, cucinando a fuoco lento la passione per l’arte culinaria e portandosi progressivamente, non senza sacrifici, a un livello di consapevolezza tale per cui, oggi, definire sé stessi significa sapere cosa e come degustare, rispettare parti pregiate e sfridi degli alimenti, dare nuova linfa alla tradizione. “Mi piace lavorare senza seguire gli schemi - dice - “e allo stesso tempo valorizzare i ricordi di una cucina che non buttava via niente e insegnava il valore del recupero e le potenzialità di ogni ingrediente”.
Date le origini partenopee, la prima palestra in questa direzione sono stati i ristoranti di pesce, dove Candito impara l’importanza della rimanenza, a nobilitarla nel piatto rigenerando la materia prima con grande creatività, grazie soprattutto a maestri come Entiana Osmenzeza da cui eredita i segreti di una cucina virtuosa, nata dal poco che una volta era a disposizione sulla tavola.

Del gambero rosso e viola di Mazzara, ad esempio, lo chef del Golden View utilizza tutto - carapace, testa, addome - aggiunge quindi croccantezza al carpaccio con una chips di tapioca ottenuta dall’estratto di brodo del guscio del crostaceo e guarnisce con un gel di succo di agrumi dalla cui buccia deriva infine la polvere che arricchisce la ricetta insieme alla spuma di stracciatella e al wasabi.
La trasformazione sostenibile abbraccia i piatti a base di carne con la medesima riuscita: del piccione non si butta via niente, insegna Candito, “il petto è cotto al sangue in padella, da ali e coscette creo lo stracotto per farne un bon bon, la parte più fibrosa degli asparagi è perfetta per un flan, mentre quella alta e tenera è scottata nel burro. Le rape rosse offrono colore e un perfetto bilanciamento agrodolce come salsa di accompagnamento”.
ALTO Cocktail Festival cresce! Se l'edizione 2022 si era svolta in una sola notte, per l’edizione 2023 le serate diventano tre. Il Festival, ideato e diretto da Niccolò Amadori con il sostegno di WORLD CLASS DIAGEO, ha l'obiettivo di mettere in risalto la miscelazione contemporanea romagnola di qualità, arricchirla e porla in dialogo con le stimolanti realtà dei numerosi ospiti di fama nazionale e internazionale che arriveranno a Cervia per la 3 giorni di festival. ALTO Cocktail Festival si terrà nel cocktail bar Alto Rooftop da Martedì 20 a Giovedì 22 giugno 2023.

3 giorni, 15 guest, 5 station al giorno, 2 signature cocktail per bartender.
Sul rooftop di Alto saranno allestite cinque station a serata, dalle 20:00 alle 24:00. I clienti potranno interagire e confrontarsi con le guest che, felici di condividere le loro conoscenze mostrando il loro talento e la loro creatività, prepareranno due signature cocktail a testa.

Ecco alcune delle guest del Festival:
In abbinamento ai drink la cucina di Alto Rooftop proporrà piatti semplici ed essenziali, incentrati sull’individuazione di ingredienti ricercati e di qualità.

“Dopo il successo della prima edizione di ALTO Cocktail Festival ho deciso di riproporre l’evento” racconta lo stesso Niccolò Amadori, giovanissimo Bar Manager di Alto Rooftop “Quest’anno però ho modificato l’organizzazione della kermesse. Aumentando i giorni di evento e alternando su tre serate alcune delle figure più importanti del mondo della mixology Italiana e Europea”.
Per partecipare ad ALTO Cocktail Festival sarà possibile acquistare in prevendita i vari pacchetti da due, cinque o dieci drink comprensivi anche di un piatto della carta di Alto, al prezzo rispettivamente di 35, 75 o 100 euro. Chi vuolepiù libertà può acquistare anche i drink singolarmente. Il costo dell’ingresso e di un cocktail singolo è di 20 euro.
Kilchoman, tra le mura di casa sull’isola di Islay è una delle pochissime distillerie in grado di completare il ciclo di produzione in maniera completamente circolare, e anche fuori dalla Scozia chiude il cerchio con un mirabolante tour d’Europa che toccherà i principali mercati della distilleria scozzese.

Una Land Rover brandizzata Kilchoman sta percorrendo l’Europa per 8000 km, toccando 13 Paesi: Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Slovenia, Italia, Svizzera, Francia e Scozia. Il Tour, iniziato il 16 aprile dal Lussemburgo ha toccato anche 8 città italiane: Castelfranco Veneto (TV) e Treviso il 10 maggio, Formigine (MO) e Valsamoggia (BO) l’11, Milano e Bresso (MI) il 12, Como e Chivasso (TO) il 13.
Protagonista degli eventi è stata l’edizione limitata di Kilchoman, realizzata proprio per celebrare il Tour Europeo. Sono state realizzate 3325 bottiglie, maturate in botti di Bourbon e Porto e imbottigliate al grado pieno di 58,5%.

Ai banchi d’assaggio è stato possibile degustare anche due new make spirit di Kilchoman (con due differenti livelli di torbatura, rispettivamente a 20 e 50 ppm) non commercializzate ufficialmente dalla distilleria ma che di fatto rappresentano il distillato madre, che una volta invecchiato diventerà il single malt di Kilchoman.
Kilchoman è una delle pochissime distillerie di Scozia a coltivare direttamente il proprio orzo in oltre 220 acri di campi adiacenti, coprendo così circa il 30% del fabbisogno.

Ogni acro di terreno porta in dote 2 tonnellate di orzo, da cui sarà possibile riempire 6 barili di distillato. Tutta la quota di orzo autoprodotto, che diventerà poi il whisky chiamato Kilchoman 100% Islay, viene girato manualmente su pavimenti di maltazione interni, un processo che quasi tutte le distillerie scozzesi hanno esternalizzato con l’avvento della distillazione commerciale. L’orzo viene poi essiccato per 20 ore a un grado di torbatura di 15-20 ppm (parti fenoliche per milione), contro i 50 ppm del malto acquistato ai Port Ellen Maltings di Islay. Il fumo di torba isolana, ricca di elementi marini, dona i tipici sentori affumicati al chicco d’orzo.
La fermentazione è molto lunga, con una media di 90 ore, e determina la formazione di un mosto fruttato e “burroso”, poiché ricco di esteri e acido lattico, che viene poi distillato in due piccoli alambicchi dai colli alti e stretti con un alto grado di reflusso. Il risultato di questo prolungato contatto col rame degli alambicchi porta a un new make spirit pulito e fresco, dove terrosità, fumo, sentori salmastri e leggere note floreali e agrumate stanno in perfetto equilibrio. A questo punto il distillato viene messo nei barili, per la maggior parte ex Bourbon di primo riempimento.

Ogni barile viene spedito su Islay ancora intero, senza essere smontato: questo implica costi più alti ma anche una maggior espressività del legno stesso durante la maturazione. Oltre ai barili ex Bourbon ed ex Sherry utilizzati per gli imbottigliamenti continuativi della gamma, Machir Bay e Sanaig, Kilchoman utilizza per le edizioni limitate anche legni che hanno conosciuto Sauternes, botti di vino rosso della Valle del Douro, Caroni Rum, Porto e Madeira, solo per citarne alcuni.
A conclusione di un processo perfettamente circolare dall’orzo alla bottiglia, il whisky viene etichettato e imbottigliato in loco presso la distilleria, concludendo così il processo di produzione circolare.
L'Artisan (Re)Evolution, format by Velier, porterà nuova linfa al mondo del bartending, con la sua ricerca della qualità, la valorizzazione dell'artigianalità e la contaminazione tra mondi diversi
Il Palazzo dei Congressi di Roma si prepara ad accogliere il Roma Bar Show, in scena dal 29 al 30 maggio, trasformandosi nella mecca italiana dell'industria del beverage e della mixology. Quest'anno, però, c'è qualcosa di speciale nell'aria. Velier apre le porte al futuro dell’arte della miscelazione, facendosi portavoce del nuovo paradigma del bartending.
L'Artisan (Re)Evolution sarà il filo conduttore di tutte le attività di Velier al Bar Show. Una contaminazione e un dialogo continui tra bartender, chef, artigiani e artisti, professionisti in prima linea nella ricerca delle migliori materie prime e nella scoperta delle migliori tecniche di trasformazione.

Anche quest’anno Velier sarà presente con un mega stand dalle tante facce, composto da un Main Bar, due Ambassador Corner, un’arena con un ricco programma di talk e una lounge dedicata alla rivoluzione di EcoSpirits. Inoltre, poco distante prenderà vita il mondo parallelo di Extraperimetral, un ambiente creativo dove sperimentare con coraggio nuove idee per il bar del futuro.
Alcuni brand di spicco parteciperanno all'evento con stand monotematici che offriranno esperienze personalizzate e guest bartending: Monin, Engine, Fever Tree, Monkey Shoulder, Michter's, Flor de Caña, Yuntaku, Abasolo e Nixta sono solo alcuni dei nomi che renderanno indimenticabile il Roma Bar Show 2023.
Ma le sorprese non finiscono qui. Questo evento sarà l'occasione perfetta per festeggiare i 20 anni di collaborazione tra Velier e Monin, produttore leader di sciroppi e liquori. Un brunch esclusivo si terrà al Main Bar il 30 maggio, dalle 11:00 alle 13:00, per celebrare questa storica partnership.

Il Main Bar di Velier sarà uno dei cuori pulsanti del Roma Bar Show, con una vasta selezione di distillati e liquori premium da degustare in purezza o miscelati con i frutti degli artigiani. Caffè, bergamotto, ciliegia, pesca e agrumi saranno i protagonisti di una drink list speciale, la "Seasonal-Artisanal-Re-Evolution list".
Un Daiquiri Blend Menu completerà l’offerta del nostro bar, per esplorare a fondo tutte le potenzialità di un “frutto” incredibile come la canna da zucchero.

La Degustarena, con 40 posti a sedere, ospiterà una serie di show legati dal fil rouge dell’artigianalità e incentrati sulle fasi fondamentali della produzione di un distillato: materia prima, fermentazione, distillazione, invecchiamento. Nella Degustarena ci saranno anche dei talk legati ai temi del design e della comunicazione per i bar, osando sconfinare su temi sempre più complementari, in apparenza distanti ma molto vicini.

L'Extraperimetral sarà un ambiente di grande creatività, in cui il mondo della mixology si unirà all'alta ristorazione per scoprire gli abbinamenti del futuro. Sette cene uniche, un'ora per ciascuna, vedranno bartender, chef, pizzaioli e pasticcieri creare esperienze di pairing tra cibo e cocktail. Il gourmand Gil Grigliatti sarà il presentatore di questa straordinaria fusione tra arte culinaria e mixology.
Gli Ambassadors' Corner di Velier saranno gli spazi dedicati alle guest dei Brand Ambassador, bartender italiani e internazionali che si esibiranno a colpi di signature drink.

E per chi è interessato a scoprire le ultime innovazioni nel mondo delle bevande, la Ecospirits Lounge è il posto giusto. Qui sarà possibile assaggiare drink preparati con il rivoluzionario sistema di distribuzione Ecospirits, che mira a eliminare l'uso del vetro a perdere per gli spirits. Un'attenzione particolare all'ambiente e alla sostenibilità, con una riduzione significativa delle emissioni di gas serra e dei rifiuti.
Siete pronti a scoprire il bartender del futuro?
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