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Chi di voi cari lettori non si è mai trovato tra le mani un robot, soprattutto da bambini, o non si è mai lasciato affascinare da queste strane figure in un film o cartone animato? Qualcuno preferiva i classici in latta, altri i droni, qualcun altro ancora i cyborg. Insomma, tutti questi giocattoli sono stati protagonisti di migliaia di avventure. Per questo, Nerospinto è lieto di consigliarvi di passare al WOW - Lo Spazio Fumetto di Milano, che ha deciso di ricordarli e di raccontarvi la loro storia in una mostra davvero particolare.
Dal 26 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014, quindi, rivive il fantastico Mondo dei Robot tra fumetti, animazione, illustrazione, letteratura e cinema. Dai primi automi immaginati agli inizi del Novecento ai “robottoni” giapponesi che negli anni Settanta spopolarono nelle nostre tv, dalla letteratura di Asimov al cinema d’autore.
La storia dei robot si apre nel 1920, quando nel copione della commedia teatrale R.U.R. Rossumovi univerzální roboti (titolo italiano I robot universali di Rossum) del commediografo ceco Karel Capek comparve per la prima volta la parola “robot” per descrivere un essere artificiale creato dell’uomo al fine di svolgere al suo posto i lavori usuranti. Curiosamente nella pièce teatrale i robot non sono esseri meccanici, come saranno tutti i loro successori, ma uomini fatti nascere in laboratorio stile Frankenstein.
L'esposizione si apre con una panoramica dedicata alla “nascita” del mito moderno dei robot, nella letteratura e attraverso le matite dei maggiori illustratori/copertinisti della fantascienzacome Kelly Freas e Chris Foss, con alcune tra le loro più belle immagini, Karel Thole e Carlo Jacono, con le migliori copertine create per serie di grande successo tra cui Urania.
Un'apposita installazione introduce le tre leggi della robotica ideate da Isaac Asimov, che intorno ad esse ha costruito molti dei suoi racconti e romanzi. Nella finzione narrativa le tre leggi vengono programmate all'interno di ogni robot, in modo che non possa fare del male all'uomo, ma che anzi lo serva e obbedisca anche a costo della propria sopravvivenza. Per omaggiare degnamente il grande autore, è esposta una rara copia della prima edizione del capolavoro I Robot, autografata.
La parte centrale della mostra si concentra sul fumetto, il cinema e l'animazione. Spazio anche al più famoso combattente di robot dei fumetti, ossia Magnus, eroe di un futuro in cui le macchine hanno preso il sopravvento, disegnato da Russ Manning, grande autore di Tarzan, per i comic book statunitensi della Gold Key negli anni Sessanta e uscito in Italia grazie ai Fratelli Spada (esposti in mostra).
Sempre dagli Stati Uniti arrivano anche androidi dai sentimenti umani che si dedicano alla lotta contro il crimine, come Visione, membro degli Avengers insieme a Capitan America, Thor e Iron Man.
I robot sono presenti in abbondanza anche in cartoni animati e fumetti comici: da Rosie, la dispotica domestica meccanica armata di piumino, grembiulino e crestina dei Pronipoti, all'irriverente Bender della serie animata Futurama. E non possono mancare ovviamente gli uomini meccanici Made in Disney.
In Italia i robot arrivano presto e sono generalmente enormi, come ne Gli adoratori della luce sul giornale a fumetti L'Avventuroso (1940) e Il terrore di Allagalla del 1946, storie fantastiche che hanno ispirato Sergio Bonelli e Gallieno Ferri per la creazione del gigantesco Titan (1966), unodei primi nemici di Zagor, di cui sono esposte alcune pagine realizzate dallo stesso Ferri. Dall'altra parte del mondo, in Giappone, il mondo viene difeso da crudeli invasori grazie a Mazinga, Goldrake, Jeeg, Gundam e i più giovani Patlabor (di cui è esposto un modello alto 4 metri!) e Evangelion.
In mostra ci sono anche rodovetri originali, pupazzi, albi di figurine, fumetti, super 8, statue provenienti da collezioni private e altri oggetti che testimoniano la “goldrakemania” esplosa alla fine degli anni Settanta e le più moderne action figure dedicate ai robot. Alle sigle degli anime robotici è dedicato uno spazio apposito, in cui vengono esposti rari dischi d'epoca. C'è spazio anche per storie in cui il lato umano prende il sopravvento, come nelle avventure di Cyborg009, gruppo di eroici ragazzi metà uomo e metà macchina.
Il racconto dei robot protagonisti di pellicole cinematografiche di grande successo viene affidato ai manifesti cinematografici originali provenienti dall’archivio di Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano: dal simpatico robot protagonista di un classico come Il pianeta proibito ai robottoni giapponesi diventati star del cinema per alcuni lungometraggi realizzati cucendo assieme alcuni episodi delle serie animate, da Metropolis a Terminator, da Wall.E all’ultimissimo Iron Man 3. In parallelo verrà inaugurata una mostra presso Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico, dedicata a Star Wars, con particolare attenzione ai droidi della saga di George Lucas (i visitatori di una mostra che si presentano con il biglietto d'ingresso dell’altra potranno entrare con il biglietto ridotto).
Ospite speciale della mostra è Nathan Never, detective del futuro creato nel 1991 per Sergio Bonelli da Medda, Serra e Vigna. Nelle sue storie incontra robot, cyborg e androidi di tutti i tipi. Sono esposte tavole originali di Claudio Castellini, Max Bertolini e Sergio Giardo.
IL MONDO DEI ROBOT - Dal 26 al 12 gennaio 2014
WOW SPAZIO FUMETTO -Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata
Viale Campania 12 – Milano.
Ingresso 5 euro (ridotto 3 euro)
Lunedì chiuso
Da martedì a venerdì 15 -19.
Sabato e domenica 15-20.
Informazioni: www.museowow.it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nuovo giro, nuova corsa! Il weekend ritorna prepotentemente in quel della Sacrestia Farmacia Alcolica, per offrirvi il meglio della scena musicale alternativa e crossover, il tutto accompagnato da una buona birra o un delizioso piatto preparato con amore e con le migliori materie prime.
Il fine settimana parte in quinta con la "Festa del Cazzo" (solo per gente s-porca), l'appuntamento che da un anno a questa parte fa divertire migliaia di ragazzi e ragazze alla ricerca di un party senza pensieri, allegro e cool come pochi!
Appuntamento a venerdi 15 novembre con il djset a cura di Bold as Gold, John,Mary K e Jasta. Inizio h 22, free entry.
Sabato 16 novembre le sonorità cambiano e si fanno caraibiche, con reminescenze londinesi: l'house lascia infatti spazio allo ska, con il dj set di Shanty Town, che accenderà la notte con una selection reggae, ska, rocksteady, Jamaican R&b e soul!
Non mancherà l'appuntamento con i dj resident, Rudies On Time e Filippo Dr.Jekyll.
Start h 22, free entry
Il fine settimana si chiude in bellezza con la musica italiana di qualità, grazie ad un omaggio reso ad una delle più belle voci del nostro panorama musicale: Mina, la tigre di Cremona.
La Sacrestia Farmacia Alcolica presenta infatti "Macc canta Mina", tributo jazz-rock-new wave e jazz, con un twist maschile.
Ad interpretare il repertorio più recente di Annamaria Mazzini sarà infatti un ensemble maschile: Alessandro De Gasperi alla chitarra,Ivo Barbieri al basso, Giorgio Di Tullio alla batteria, Mario Zara alle tastiere e Fabio Macchitella - Macc alla voce.
Start 18.30, ingresso a numero chiuso su prenotazione.
Per info e prenotazioni: Valentina 388 3979020
I TICKET DELLA DOMENICA inizio ore 18.30:
SPETTACOLO + CONSUMAZIONE EURO 13.50 SPETTACOLO + CONSUMAZIONE E TAGLIERE EURO 18.50 SPETTACOLO + CENA EURO 33
offerte speciali se si viene in 4 o per 4 volte:
I TICKET PER 4 DEI POMERIGGI DELLA DOMENICA:
SPETTACOLO + CONSUMAZIONE per quattro EURO 48 SPETTACOLO + CONSUMAZIONE E TAGLIERE per quattro EURO 64 SPETTACOLO + CENA per quattro EURO 100
Il weekend della Sacrestia Farmacia Alcolica
Venerdi 15 novembre
Festa del cazzo
h 22, free entry
Sabato 16 novembre
Shanty Town
h 22, free entry
Domenica 17 novembre
Macc canta Mina
h.18.30, ingresso su prenotazione
tel Valentina 388 3979020
Si sente già nell’aria. Le vetrine dei negozi iniziano ad impreziosirsi e a colorarsi di rosso, argento, oro…in un turbinio di colori, luci e meraviglie. Andremo a scoprire alcuni angoli di Como dove si respira già il Natale, due graziosi negozi di complementi d’arredo e oggettistica che hanno già allestito le vetrine e gli spazi del negozio in perfetto stile natalizio.
Nel cuore del centro storico di Como, in via Diaz, si trova Milò Casa e Cioccolato, un atelier del bello in perfetto stile shabby chic, nato dall’esperienza nel settore del visual e dell’interior design di due sorelle, Miriam e Lorella da cui il nome del negozio “Mi-Lò”. Entrare nella loro “casa” è un viaggio sensoriale alla scoperta delle tradizioni nordiche perché tutta l’oggettistica, le decorazioni, i complementi d’arredo e gli arredi provengono, previa attenta selezione, dal Belgio, dalla Francia e dalla Danimarca… Orsetti di peluche, cuori di legno, candelabri, decorazioni per l’albero di Natale… e tantissime altre meraviglie per rendere il Natale un momento davvero magico e speciale.
Milò è anche delizia e gusto con una selezionata proposta di dolci, biscotti e cioccolati tutti prodotti in Italia da rinomati artigiani del gusto come Gobino, Bontà e Savoia, Gardini ed altri rinomati marchi.
A pochi metri da Milò, fuori dal centro storico, si trova il concept store S2 Style. Un negozio immerso nel verde in prossimità dello Stadio San Siro di Como. Nato nel 2011 dall’idea di Stefano, Sabrina e Simona, S2 Style è diventato il punto di riferimento per gli amanti di uno stile sobrio, di design e di buon gusto. Il concept store ricrea un appartamento con tanto di angolo camera da letto, salotto e cucina…
L’idea è proprio quella di far sentire i clienti a “casa propria” regalando emozioni. I titolari del negozio vogliono far star bene gli ospiti che entrano a scegliere un mobile o un complemento d’arredo…per la propria home o da regalare. Il Natale di S2 Style è accogliente, neutro…perché l’obiettivo è quello di far vivere la casa con stile anche sotto le feste natalizie. S2 Style propone dagli accessori per la cucina e il bagno agli arredi in legno, stile chalet di montagna, dalle candele profumate per ambienti a complementi d’arredo come cuscini, coperte, stoviglie…e poi tante idee originali e di classe da regalare ad amici e parenti.
Il Natale è in arrivo… Milò e S2 Style sono pronti ad accogliervi nelle loro accoglienti “home” per presentarvi il loro Natale tra decorazioni ed orsetti, candelabri e curiosità dal mondo…
www.milocasaecioccolato.it www.essequadrostyle.it
Enza Modica, in arte Enza Van De Kamp. Siciliana d'origine, ma naturalizzata milanese è un'amante della musica, una donna di gusto, ma soprattutto una Dj. L'abbiamo conosciuta nel 2009 all'evento Pretty in Pink, sotto la guida esperta di Luca Crescenzi, dopo anni la riscopriamo resident dj della serata del venerdì del nuovo Rocket, Alphabet, con la stessa carica di quattro anni fa e sicuramente molti più dischi nei raccoglitori.
Crescere a Milano come dj non è un'impresa facile, nella città in cui tutti si spacciano o per designer o per dj la concorrenza è spietata. La perseveranza e un ottimo orecchio hanno accompagnato Enza in un'ascesa attraverso eventi di moda, discoteche, come il Q21, il Toilet, il G-Lounge, presentazioni e aperitivi, permettendole di affermarsi sempre di più tra i Dj underground della scena della Milano modaiola. Quella Milano esclusiva e di tendenza, sempre attenta ai particolari e alle novità, sempre in pista fino alla fine.
Questa settimana vi proponiamo, quindi, l'intervista a Enza Van De Kamp e una breve selezione di brani dal suo repertorio per tenervi compagnia nella lettura.
West: Come è nata la tua passione per la musica? Enza: Non saprei dire come è nata, né quando esattamente. Se ci penso mi sembra di averla sempre avuta: sono la più piccola di due fratelli che avevano già uno stereo, compravano i dischi, guardavano Mtv. Inoltre un mio cugino era un dj di Palermo, molto in voga negli anni ’90, e sicuramente la sua presenza ha dato un contributo in questo senso.
W.: Chi sono gli artisti che ti hanno influenzato di più nella tua adolescenza? E.: Ho sempre ascoltato un po’ di tutto anche allora. Mi ricordo che andava molto la musica R’n’b, e una specie di soft rock. Ricordo di aver avuto quasi una dipendenza per i Nirvana, ma in generale ho sempre simpatizzato per quei pezzi dismessi che trovavo per caso, magari andando a casa di amici più grandi o ascoltando la radio, chi mi segue sa che mi è rimasto il vizio..
W.: Quando hai capito che la musica sarebbe diventata parte del tuo lavoro? La consideri una vocazione? E.: Beh quando hanno cominciato a propormi serate con una frequenza maggiore, ma non so ancora se è una vocazione di vita, credo che influenzerà sempre anche quello che farò nel futuro.
W.: Come hai cominciato? Quale è stata la tua prima strumentazione, la prima serata? E.: Ho cominciato a lavorare nei locali tramite un mio, ormai, carissimo amico, Luca Crescenzi, che mi propose di mettere qualche disco ad una sua serata che si svolgeva il mercoledì, in orario aperitivo. Però la mia prima serata in assoluto, se ci penso bene, fu qualche anno prima, in Sicilia, che è la terra in cui sono cresciuta: un mio compagno di classe faceva gli anni, avevamo procurato un mixerino da due canali, un compact disc e un computer, il fatto che fossi io a scegliere la musica doveva essere uno scherzo, e invece eccomi ancora qua!
W.: Come mai hai scelto il nome d'arte Van De Kamp? E.: Il nome Van de Kamp mi era stato affibbiato da alcuni amici perché sono molto scrupolosa con tutto ciò che riguarda la casa, come pulizia, cibo, e ironicamente rimanda ad un personaggio della serie televisiva Desperate Housewives, io l’ho scelto perché era curioso e divertente insieme.
W.: Come ti procuri la musica? Ore passate al negozio di dischi o preview su beatport? E.: Ovviamente ho gradualmente dovuto sviluppare un metodo un po’ più lavorativo nella ricerca della musica, principalmente attraverso internet, servizi come spotify, Youtube, iTunes, ma anche siti come Soundcloud, dove si trovano, ad esempio, versioni remix di pezzi molto belli, spesso anche in free download. Tuttavia ogni occasione è buona, la radio, negozietti specializzati, mercatini, ma anche film, spot televisivi, ecc.
W. Cosa fa di giorno a Enza Van De Kamp? E.: Tantissime pulizie! E, scherzi a parte, sono al terzo anno di Filosofia, in Statale. Non ho una vera e propria routine, ma in generale quando non mi dedico alla musica e agli aspetti organizzativi della serata Alphabet, vado in università, studio.
W.: Quali sono stati i punti di riferimento della tua carriera? Quali sono le personalità che ti hanno sostenuto? E.: Beh, sicuramente Luca Crescenzi, che mi ha dato la possibilità di farmi conoscere, ma anche di mettermi in gioco su altri fronti. Era venuto in vacanza in Sicilia, dalle mie parti, in seguito mi sono trasferita a Milano e ho cominciato a lavorare con lui,diventando buoni amici. E ovviamente, mio fratello, Michele, che mi ha motivato tantissimo a fare sempre meglio e sfruttare ogni occasione.
W.: Quali sono le date che ti hanno emozionato di più? E.: Sicuramente il party di Sergei Grinko, dove ho suonato insieme a Jessica 6, artista che io apprezzo moltissimo, e poi ogni serata dove la gente non smetterebbe mai di ballare ha un pezzo del mio cuore.
W.: Come definiresti il tuo groove? Come ti trovi col pubblico del nuovo Rocket? E.: Ogni mio set è diverso in base alla situazione, faccio molta ricerca sulla tipologia del locale e la gente, cercando di sposare sempre il loro gusto con il mio, e forse è proprio questo il mio punto di forza: l'Empatia. Anche al Rocket è andata così! W.: Qual è l'ultimo album che hai comprato? E.: Settle, dei disclosure!
W.: Cosa faresti se fossi l'ultima persona al mondo? E.: Se fossi l'ultima persona al mondo non saprei, probabilmente potrei solo ritenermi molto molto sfortunata!
Di seguito alcune foto della scorsa edizione di Alphabet, godetevi tutto l'album QUI!

Ogni quarto week end del mese, il Centro Parsifal Yoga rinnova il suo appuntamento con Yoga Integrale al caldo!
Una disciplina che contraddistingue il Centro da tutte le altre scuole di Yoga d’Italia, dove non viene praticato.
Grazie a questa tecnica nata in India, dove ha avuto la sua massima realizzazione, si raggiunge una stato di rilassatezza muscolare e calma interiore che permette di superare più facilmente i blocchi psico-fisici e le tensioni accumulate durante il corso delle giornate.
Vi starete domando come sia possibile….
Il segreto è il calore: esalta la potenza degli effetti della terapia, stimola la percezione sensoriale e facilita il mantenimento delle asana.
La temperatura della sala di pratica, sapientemente riscaldata la notte precedente, ha lo scopo di ricreare un ambiente accogliente per l’allievo e di condurlo in modo del tutto naturale verso lo sviluppo di un atteggiamento positivo e aperto verso la vita in tutte le sue forme.
Si tratta di una tecnica non invasiva e molto rassicurante, volta a condurre il praticante verso la condizione di piacere fisico-sensoriale ed emotivo che rappresenta la massima espressione della sadhana, contribuendo a rinforzare la consapevolezza di sé e dei propri mezzi.
Tutto questo viene facilitato dall’ambiente in cui si svolge la lezione: profumo di fragranze agrumate, incensi ed essenze sempre accese che creano un’atmosfera di rilassata concentrazione. Il percorso è intervallato da piccole pause, che fanno comunque parte della tecnica, come il rito del cioccolato o del tea, che permettono di evitare che la temperatura corporea si alzi troppo, mantenendo però costante l’attenzione sull’esercizio.
Uscirete portando con voi una sensazione di rilassatezza e una ritrovata coscienza di voi stessi, un profondo stato di piacere e apertura verso la bellezza e l’armonia, che, con il prezioso aiuto di questa tecnica di antiche origini, possono essere ritrovate anche dall’uomo di oggi.
Venite a sperimentarla al nostro Centro!
CENTRO PARSIFAL YOGA
ASD Parsifal viale Gorizia, 6 20144 Milano cf 12227610156 sede. 02/89423673 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.parsifal-yoga.it
Lezioni di Yoga Integrale al Caldo: ogni quarto week end del mese
Per il mese di Novembre la lezione si terrà il 23/11/’13 al mattino. Per informazioni contattare il numero sopra riportato.
Nerospinto questa volta vuole raccontarvi di un film un po' di nicchia, un piccolo gioiello, passato quasi inosservato all'uscita nelle sale italiane, che ha suscitato nel nostro paese ben poco clamore al momento ma che ora sta diventando un cult. Stiamo parlando del film "Noi siamo infinito".
Il film del 2012 "Noi siamo infinito" alias "The perks of being a wallflower" diretto da Stephen Chbosky è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di formazione epistolare, edito in Italia con il titolo "Ragazzo da parete", scritto dallo stesso Chbosky. Il romanzo, uscito nel 1991 negli Stati Uniti, fu molto contestato, perché nonostante i giovani protagonisti il libro tratta, sebbene in maniera piuttosto garbata, di tematiche quali droga, omosessualità, suicidio, disagio psichico, sesso.
È il 1991, nella periferia di Pittsburgh. Il protagonista nel libro, come nel film, è Charlie, un giovane al primo anno di liceo, timido ed introverso, che passa la sua vita un po' in disparte, leggendo romanzi, ascoltando musica, pensando molto, osservando gli altri, chiedendosi se ed in che modo le persone che lo circondano possano essere felici, e scrivendo appunto i suoi pensieri ad un amico di cui non rivela il nome, ma che crede davvero possa comprenderlo ed ascoltarlo. Ad interpretarlo sullo schermo è l'attore Logan Lerman, noto per i film del ciclo "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" , che regala qui una performance inedita, davvero convincente e toccante.
"Ok, questa è la mia vita. E desidero che tu sappia che sono felice e triste al tempo stesso, e che sto ancora cercando di capire come ciò sia possibile."
Scrive Charlie all'inizio del romanzo.
Ė il punto di partenza di un percorso esistenziale e personale di incontro con il mondo e con sé stessi, che porta il personaggio a riscoprirsi in relazione agli altri ed ai propri desideri e sentimenti, in quel periodo così complicato e difficile che è l'adolescenza. Ma non aspettatevi una storiella giovanilistica né un banale cliché da romanzo per teenagers, questo film, così come il libro, ha un suo linguaggio, una sua estetica ed una sua poetica personali.
Oltre a Lerman, nel film troviamo altri due giovani promesse del cinema americano, Ezra Miller, rivelazione già nel film del 2011 We Need to Talk About Kevin,"... E ora parliamo di Kevin", che qui interpreta Patrick e la famosissima Emma Watson, che abbandonati i panni, per certi versi troppo stretti, di Hermione Granger nella saga di Harry Potter, ci regala tutta la sua abilità di attrice nel ruolo di Sam, in cui risulta così naturale e affascinante che non pare neppure stia recitando. Patrick e Sam sono i due co-protagonisti e personaggi principali insieme a Charlie, coloro che lo accoglieranno nel proprio mondo, "il luogo dei giocattoli difettosi" come lo definisce Sam nel film, che sapranno essergli amici e offrirgli comprensione e affetto.
Charlie è quel ragazzo da parete che "fa tappezzeria", come si dice in gergo, e come ci suggerisce il titolo (Wallflower) non balla durante le feste, non parla con nessuno che non sia il suo professore di letteratura o la sua famiglia, non lega con i suoi coetanei, ma sa che deve trovare un punto d'incontro con il mondo, qualche cosa che lo smuova, e questo avviene quando incontra i due fratellastri Patrick e Sam, lui, omosessuale con difficoltà ad essere accettato, lei, così sicura e al tempo stesso così fragile, che si innamora delle persone sbagliate, e trova solo con il fratellastro e con Charlie la propria dimensione. Eppure Patrick e Sam colgono la sua personalità, così sensibile, così delicata, segnata da numerosi traumi molto profondi, come la morte del suo solo amico e un altro segreto, impronunciabile e violento, così nascosto in fondo al cuore, che non riesce neppure a tornarci col pensiero. Questo lo rende strano, diverso, e questo ce lo fa amare aggiungo io.
Patrick: "Tu osservi le cose da lontano e le comprendi. Non ti metti in mostra"
Charlie: "Non credevo che qualcuno potesse notarmi!"
La colonna sonora del film, che occupa un ruolo importante anche nel libro, è straordinaria, si va dalla canzone preferita di Charlie "Aspleep", degli Smiths, ai Sonic Youth, alla splendida "Heroes" di David Bowie, la storia si svolge all'inizio degli anni Novanta e potete ben immaginare quali fossero le musiche più ascoltate all'epoca, ma naturalmente oltre alle hits del momento, non mancano i riferimenti a molti "classici" della musica rock e pop. Interessante inoltre la citazione del Rocky Horror Picture Show, interpretato dagli amici di Charlie.
Moltissimi sono anche i libri che segnano il percorso di Charlie, dietro suggerimento del suo professore, dal Giovane Holden, a Peter Pan, al Buio oltre la siepe, il problema di Charlie è che pensa troppo, che tende ad immedesimarsi nei protagonisti dei libri che legge, in un mondo di fantasia, ed appena terminato, ogni libro diviene il suo preferito. Per questo spesso sogna di diventar scrittore, ma gli mancano gli argomenti, non è ancora abbastanza immerso nel mondo o forse lo è già troppo.
Il suo professore, Bill, interpretato al cinema da un fantastico Paul Rudd, qui in un piccolo ruolo, è solito nel libro chiedere a Charlie come si sente e quali siano le sue emozioni.
"Pensi sempre così tanto Charlie?"
"E' un male?" Volevo solo che qualcuno mi dicesse la verità.
"Non necessariamente. E' solo che, a volte, le persone usano il pensiero per non partecipare alla vita."
E alla domanda più grande, sul perché si accetti di essere trattati male da chi dice di amarci, il saggio professore risponde:
"Charlie, ognuno di noi accetta l'amore che pensa di meritare".
Ed è così che si svolge il film, come il romanzo, tra piccole preziose massime che accompagnano una voce narrante fresca e autentica che racconta l'adolescenza, una voce sensibile, delicata, a tratti commovente, che narra con disinvoltura del disagio personale e familiare, delle pulsioni amorose, di traumi che non si riescono a dimenticare e delle speranze per il futuro. Descrive la vita di ogni giorno a scuola, a casa e con gli amici, gli autori e le canzoni preferite, le atmosfere che vengono vissute, la difficoltà della diversità ed il suo valore, il malessere e la solitudine che spesso si associano ad un'età complessa, ma anche quelle gioie, quei momenti irripetibili e grandiosi, che colmano la vita di significato, così come le emozioni che si accompagnano alle prime volte.
Ed anche se il momento che si sta vivendo sembra piccolo, o privo di senso, è parte di una storia più grande, di un percorso di crescita, per questo, in macchina, ascoltando musica, in compagnia dei suoi migliori amici, il senso di libertà e la gioia riempiono l'esistenza di Charlie per la prima volta, ed è allora, e solo allora, in quell'istante, che pure avrà fine, che egli riesce a sentirsi veramente infinito.
Giovanna Canonico
Appuntamento con TEATROINMATEMATICA al Teatro Carcano lunedì 2 dicembre, in occasione della giornata interamente dedicata alle iniziative della campagna di sensibilizzazione NO SLOT contro le ludopatie lanciata dall’assessore alle Politiche sociali e Cultura della Salute del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino.
La giornata verrà articolata in quattro appuntamenti di TeatroinMatematica comprendenti uno spettacolo in due orari differenti più l’Aperitivo Matematico alle 19,30 più un incontro multimediale in collaborazione con il Politecnico di Milano alle 21,30.
Attraverso il teatro verranno svelati alcuni importanti segreti matematici che possono difenderci dalle insidie dei giochi d’azzardo. Conoscere le regole del caso può salvarci la vita … e il portafoglio.
Lunedì 2 dicembre
Ore 11,30 e ore 20,30 - IL CASO PROBABILMENTE: UNA PARTITA A DADI
A cura di Maria Eugenia D’Aquino -Regia Valentina Colorni -Drammaturgia Riccardo Mini Consulenza scientifica Tullia Norando e Alberto Colorni del Politecnico di Milano Con Maria Eugenia D’Aquino Lorena Nocera Annig Raimondi Antonio Rosti
Un noir metropolitano, con le caratteristiche dei classici del fumetto, che passa in rassegna tutti i possibili esiti di un evento, tutte le possibili strade di una storia, come succede nel calcolo delle probabilità. Gli attori sono giocatori di una partita: entrano nel campo da gioco ed è come se ogni scena fosse un lancio di dadi che determina un vincitore e un perdente. Ma si può rifare la partita e lanciare i dadi di nuovo: l’esito sarà diverso e la storia prenderà un’altra strada. Come in un albero delle decisioni, noi seguiamo le storie parallele in una commedia della ripetizione in cui comprendere le leggi del caso è l’unica arma che resta alla protagonista per cessare di esserne vittima.
Al termine dello spettacolo del mattino: BACKSTAGE MATEMATICO con Tullia Norando e incontro con Pierfrancesco Majorino sul tema della lotta alle ludopatie..
Ore 19,30 Aperitivo matematico “GIOCATORI O GIOCATI?” – Incontro interattivo
Con i matematici Elio Piazza, Tullia Norando, Alberto Colorni
La verve e l’umorismo di matematici e/o probabilisti rivelano scientificamente quanto sia rischioso e insensato inseguire il sogno di diventare ricchi praticando tutti i tipi di giochi d’azzardo.
Ore 21,30 – BETONMATH – Incontro multimediale
Con Nicola Parolini e Marco Verani del Politecnico di Milano
Verrà presentato BetOnMath, un progetto di ricerca del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano che si propone di costruire un percorso formativo indirizzato a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado. Attraverso la trasmissione di strumenti matematici di base, si affronterà un’analisi critica dei concetti probabilistici soggiacenti ai giochi d’azzardo e delle criticità (e relativi rischi) di alcuni tipici meccanismi decisionali erronei spesso attivati in condizione di incertezza.
Prezzi recita diurna euro 15,00/11,50 – Prezzi recita serale euro 18,00/13,50
Per informazioni e prenotazioni 02 55181377 – 02 55181362
Per scuole e gruppi organizzati Progetto Teatro tel. 02 5466367 – 02 55187234
Teatro Carcano – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano
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La creazione è un enigma. Spesso non nasce da un'unione, ma da una mancanza, da un buco nero che scava l'anima e rende l'uomo, l'artista, vulnerabile, ferito, un anima nera che si nutre di un fantasma, una presenza che aleggia nell'aria, ma che per qualcuno non è mai esistita.
Per Roger Waters quel fantasma era quello del padre morto nella guerra mondiale quando aveva solo 5 mesi. Eric Fletcher Waters apparteneva alla Compagnia Z, travolta dai cingolati tedeschi in uno spicchio di campagna italiana ai bordi di un fiume che specchiava il sole nato una mattina di febbraio nell'anno 44. Un corpo mai ritrovato, un'anima sacrificata alla sporca guerra, un corpo dimenticato nell'oblio della storia.
Un dolore enorme, quello del bassista dei Floyd, che sublimato ha generato capolavori della musica contemporanea, fiori splendidi, dolorosi e cupi. Come testimonia la canzone When the tigers broke free che apre il film The Wall (ma che non comparì nell'album), dedicata al padre scomparso, che tradotta fa più o meno così:
E il vecchio Re Giorgio mandò alla mamma una lettera
quando seppe che papà era morto
era, ricordo, sotto forma di pergamena,
con la foglia d'oro e altro
ed io la trovai un giorno
nascosta in un cassetto di vecchie fotografie
ed i miei occhi si inumidiscono ancora a ricordare
Sua Maestà firmò
con il suo sigillo di gomma
L'oscurità avvolgeva tutto
quando le tigri irruppero ardite
e nessuno della Compagnia Reale Fucilieri C sopravvisse
furono tutti abbandonati
la maggior parte di loro morti
gli altri morenti
ed è così che l'alto comando
portò il mio papà via da me
La storia spesso è crudele, spietata, ma dagli epiloghi imprevedibili e inaspettati. Ora le domande si placano, trovano risposta. Roger Waters ha scoperto dove e come sparì il sottotenente Eric Flechter Waters grazie alla lungimiranza di due persone. Una è il superveterano dell'esercito britannico Harry Shindler, indomito 93enne, trapiantato a Porto d'Ascoli, uno che da 25 anni si preoccupa con rara dedizione di dare una identità a corpi senza nome, di ricostruire piccole-grandi storie lacerate dall'oblio.
L'altro è il suo amico Emidio Giovannozzi, già responsabile della libreria Rinascita di Ascoli Piceno, demiurgo della piccola casa editrice indipendente Librati. Il vulcanico librario e il vecchio veterano, un sodalizio che è riuscito a stanare e riportare alla luce ricordi di un attimo congelato, una bomba che esplode e poi il silenzio, l'oblio.
Waters non aveva mia rinunciato a scoprire l'epilogo, a dare un colore alla memoria, a colmare quel buco nero. La svolta arriva dopo il ritrovamento di Herry del diario di guerra del comandante del plotone di cui faceva parte il padre di Roger. Subito dopo il certosino lavoro di Giovanozzi ha dato i suoi frutti: incroci tra mappe dell'epoca, ricostruzioni e pazienza. Finalmente qualcuno ha individuato il luogo esatto in cui Waters padre perì sotto il fuoco nemico.
Un fazzoletto di campagna al bordo di un torrente nel territorio del Comune di Aprilia. Proprio dove verrà collocata una targa in memoria di Eric Fletcher Waters e di tutti i caduti alleati dei quali non sono mai state trovate le spoglie. E sulla riva di quel torrente, il prossimo 18 febbraio ci sarà anche Roger. Lo ha promesso al suo nuovo amico Harry al quale ha donato una poesia. Questa.
Quando il vento falcia le messi/
E gli uomini validi cadono/
E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri/
A proteggersi dalla lama incurante dei banditi/
Mio padre, ora distante/
Ma vivo, e caldo e forte/
In una bruma uniforme tabacco/
Parla./
Figlio mio, dice./
Non opporti al dolore del tuo lutto/
Ma affilane e appuntane la lama./
Che /
Tu non sfugga mai/
Obnubilato, crudele,/
A sfide ardue da sostenere./
Che prezzo ha un figlio?/
Quale?/
Il tuo o il mio?/
Questo a casa?/
L’uccellino implume che ingolla scodelle di vermi di pasta/
Oppure/
Quello in tv, morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani/
Non riuscire a capire che il lutto di altri padri/
Nega i legami forgiati in sangue filiale/
E il vessillo lucente passato da uomo a bambino/
Al posto d’onore, forte, privo di meschinità e rancore./
Quindi/
Raccogli le tue lacrime, dice mio padre/
Raccogli in una coppa quella medaglia di sale/
Sgorga da un unico fiume/
Su quel fiume figlio mio/
Mi sono giocato la vita.
Non è un romanzo, non è un saggio, non è un manuale: L’odore del legno e la fatica dei passi, la prima fatica di Alberto Oliva, è il racconto di una vita, delle esperienze, delle gioie e dei dolori di un giovane che, a soli 28 anni, ha già un bagaglio notevole di cose da raccontare e di insegnamenti da offrire.
Laureato in Scienze dei Beni culturali all’Università degli Studi di Milano, e si è diplomato in regia alla Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi. Nonostante la sua giovane età, può vantare numerose regie teatrali, sia nell’ambito della drammaturgia contemporanea che nella rivisitazione in chiave moderna dei grandi classici, e il prestigioso “Premio Internazionale Luigi Pirandello” del 2012 come miglior regista emergente.
Non un “bamboccione”, non lo specchio della gioventù svogliata e nullafacente che ci viene spesso presentata, ma un ragazzo che ha sempre tenuto vivi i suoi interessi, che si è rimboccato le maniche per realizzare i propri sogni.
Con sguardo ironico e lucido Oliva racconta il suo percorso: le fortune e le sventure, i compagni di viaggio, i buoni consiglieri e i cattivi maestri sono i protagonisti di un racconto che esprime lo spirito del nostro tempo. Un percorso di formazione che con passo leggero attraversa le aule universitarie, i corridoi dei teatri, le sale prova, gli studi medici e perfino la sala di aspetto di uno stralunato Vittorio Sgarbi, protagonista involontario di uno degli episodi più divertenti del libro.
Attraverso il percorso di Alberto, si racconta l’Italia di oggi, le sue problematiche, la difficoltà di essere giovani con un futuro ancora da costruire, ma anche le sue bellezze, la voglia di una rinascita che serpeggia e la possibilità di realizzarsi anche qui, nel paese più bello del mondo.
dal 15 novembre in libreria
L’odore del legno e la fatica dei passi Resto in Italia e faccio teatro di Alberto Oliva ATì Editore introduzione di Giorgio Galli
Mercoledì 13 Novembre alle 18,00 non perdetevi il primo incontro di “Classici, che passione!”, il ciclo di appuntamenti organizzato dal Teatro Franco Parenti di Milano per coinvolgere il pubblico in un viaggio dentro l’opera e l’autore guidati da “interpreti” d’eccezione. Un percorso che incrocia teatro, filosofia, musica, storia, psicanalisi, attraverso sette opere che hanno profondamente segnato il linguaggio e il pensiero occidentali.
Ad inaugurare la serie di incontri ci sarà il filosofo e precedente sindaco di Venezia Massimo Cacciari, il quale – in occasione di Giorni felici di Samuel Beckett (12-14 novembre), con Nicoletta Braschi, Roberto De Francesco, regia di Andrea Renzi – terrà una lectio magistralis dal titolo “Dopo l'ultimo giorno. Riflessione su Samuel Beckett”.
Il mondo di prima è passato insieme alle parole che ne erano immagini, che lo "tradivano" in immagini. Questo non è più rappresentabile - e le parole ne devono esprimere proprio l'irrapresentabilità, fino a trasformarsi in voci, frammenti di voci, suoni più che voci, gesti più che suoni. Sul meridiano di queste riflessioni si colloca Beckett - oltre l'artista dell'ultimo giorno. (Massimo Cacciari)
Gli altri appuntamenti vedranno come protagonisti Luciano Canfora, Roberta De Monticelli, Umberto Galimberti, Fausto Malcovati, Quirino Principe, Massimo Recalcati.
Mercoledì 13 Novembre 2013
Ore 18,00
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo, 14 - 20135 Milano
biglietteria 02/59995206
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Iniziativa presentata da Teatro Franco Parenti e
partner unico Intesa San Paolo
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